Può significare un sacco di cose

Circa un decennio fa, quando Netscape aveva le quote di mercato che ha Explorer adesso, accessibilità e usabilità erano termini ignoti. La preoccupazione principale era che quelli che usavano Lynx non ti scrivessero perché non riuscivano più a navigare nel tuo sito dopo l’ultimo restyling. Le linee guida per costruire un sito decente erano quelle legate al buon senso. Poi mamma Microsoft ha fatto un po’ di casino, e da lì sono fioriti i siti “Best Viewed With”.

A costo di litigare con quelli del marketing o con Quello Che Decideva Ma Non Capiva Una Cippa Di Internet, ho sempre imposto che i siti che passavano dalla mia postazione permettessero a tutti di essere visitati. Senza troppi khomeinismi, giusto quel tanto da accontentare tutti, “minoranze” comprese.

Nel 2002, non nel 1997, più di un’agenzia si presentava con look&feel impossibili da realizzare in HTML standard, template che con Opera non facevano vedere niente, toolbar in flash, aree delicate gestite da Javascript che potevi disabilitare. I codici per mostrare banner che ti passavano le concessionarie pubblicitarie si impallavano se li richiamavi con Netscape. I consulenti con il Powerpoint sempre carico facevano i vaghi quando parlavi loro di raccomandazioni del W3.

E non si chiedeva loro di lavorare al progetto del sito di una boy-band, ma a un e-commerce con decine di migliaia di visitatori, una navigazione piuttosto articolata e un sacco di utenti smanettoni (che nel migliore dei casi giravano su Windows, ma Explorer non l’avrebbero aperto nemmeno sotto tortura).

Tutti rispondevano “non possiamo ammazzarci per quel 2% che vive fuori standard”, come se i soldi e le visite di quel 2% facessero schifo. Di solito spiegavo le mie ragioni gentilmente, poi andavo in bagno ed entravo nella serie cromatica di Fantozzi: giallo, rosso, rosso pompeiano, arancio, arancio aragosta, viola, blu tenebra.

Pensavo che sarebbe stato sempre così, ma.

L’ultima newsletter di Esselunga mi informa che hanno fatto il restyling al sito e hanno reso finalmente accessibile la spesa on-line anche a chi ha linux, un mac o semplicemente un browser diverso da explorer.

Ecco, questo mi ha messo di buonumore. Se i Caprotti (che nella mia classifica personale non entrano nella top ten degli imprenditori smanettoni) mettono i loro sviluppatori a progettare il nuovo Esselunga tenendo conto delle “minoranze”, può solo essere un buon segno.

Può significare che sta tramontando l’era dei siti “Best Viewed With”. Può significare che la quota di Explorer si è ridotta davvero come si dice da un po’ di tempo (mi piacerebbe avere una conferma dai grandi siti generalisti: questo sito, ma anche quello che mi da il pane, ha avuto storicamente quote di Explorer sotto la media per questioni di target). Può significare che qualche manager abbia finalmente capito che “quel 2% che vive fuori standard” paga in Euro proprio come la signora Maria con XP e MSIE. Può significare che la rete è maturata, sia dalla parte degli utenti che da quella di chi prende decisioni.

Può significare un sacco di cose. E tutte quelle che mi vengono in mente sono buone.

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