
Come avevo anticipato nel mio ultimo post, avrei saltato la maggior parte dei concerti del venerdi per conoscere i The Good, The Bad and The Queen (di cui tutti mi parlavano bene) e per avere energie sufficienti da dedicare all’Elettrowave che, sulla carta, terminava alle 7 aemme del giorno dopo. Arriviamo in tempo per l’ultimo concerto dopo una splendida cena alla Sagra del Pesce a Fiesole (il caldo mortale me l’ha fatta preferire al WaveCamp), e assistiamo a un concerto al quale eravamo andati assolutamente ignari di cosa ci aspettasse. Come ho scritto nei commenti, io dal cantante dei Blur e dal bassista dei Clash mi aspettavo un concerto meno da ascoltare e più da muoversi. Albarn si caca poco il pubblico e finisce prestino.
Poco male, perché il programma prevedeva di fare l’alba nell’area ex-Longinotti per l’Elettrowave. Bidonato vergognosamente dagli amici e abbandonato dalla fidanzata, già a casa tra le braccia di morfeo vittima del vino bianco fatto con le bustine di Fiesole, decido di fare la cosa giusta: andarci da solo fregandomene di tutti. E meno male che l’ho fatto.
Evidentemente la Longinotti è destinata a realizzare fabbriche che decenni dopo vengono utilizzate per altre cose: ricordo una tre giorni al vecchio CPA-Firenze Sud (un centro sociale che occupava la vecchia Longinotti). Anche questo posto è straordinario come quello che ospitava il CPA: oltre a tre spazi per i dj-set, la struttura è talmente grande da fare posto a zone dedicate alle installazioni.

Quando arrivo l’area Cabaret Electronique (il palco principale) è strapiena. Alex Gopher ha praticamente terminato, ma l’importante era non perdere i Cassius, che si presentano di lì a poco in dieci e fanno un concerto straordinario. Ballo dall’inizio alla fine (e faccio in tempo a girare un minutino di The Sound Of Violence, una delle mie canzoni preferite dei Cassius).
Quando smettono scopro che non tutti i miei amici sono dei vecchi. Con Enrico e la sua fidanzata, venuti per Cassius ma arrivati tardi, diamo un’occhiata alle installazioni: tra le tante cose, un’altalena che ride di te quando ci vai sopra, un tavolo sul quale potevi parzialmente controllare alcune luci colorate con i gesti e una divertentissima postazione - de iragazzidellaprateria.com - dove si potevano realizzare animazioni passo uno con il Lego.
A un’oraccia trovo Marco Solforetti: il fortunello ha aperto la serata e la chiuderà dalle 06.00 alle 07.00. Approfittiamo subito della sua compagnia per fiondarci nel backstage, dove rimaniamo per cinque minuti: quanto basta per pavoneggiarci l’indomani con i vecchi che sono andati a letto presto.
Quando Marco sta per iniziare il dj-set, il fisico mi ricorda che non sono più un giovine, ragion per cui abbandono l’Elettrowave un’ora prima della chiusura, giusto in tempo per andare a prendere i cornetti non al forno ma direttamente al bar.
Su Flickr, qui il set dell’Elettrowave, mentre qui quello su Italia Wave.
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ehi ma c’eri anche tu! certo che potevi farti vivo al wavecamp… ;)
c’ero sì, ma spuntavo al tramonto!