Sboroni di ieri e di oggi

Febbraio 1982, primo pomeriggio: il calcetto è una disciplina sconosciuta. Il nostro campo di calcio è il giardino di Via Finlandia. Due robusti pini e due piccoli pioppi delimitano le porte. Tutto quello che sta dentro fa parte del campo: alberi, scivoli e panchine piene di pensionati, pronti a fare sceneggiate inzaghesche in caso di contatto col pallone.
Gli strani rimbalzi con questi ultimi rendono il gioco pieno di clamorosi contropiedi: un passaggio filtrante avversario, grazie all’efficace break dell’altalena, ti fa trovare solo davanti alla porta. A quel punto, se sei bastardo e i tuoi rivali sufficientemente lontani, fermi il pallone sulla linea e ti ci inginocchi davanti, per spingerlo in rete con un colpo di testa.
La consuetudine sociale prevede, in caso di segnatura, un pestaggio da parte dei tuoi avversari per il gesto evidentemente antisportivo. Nel raro caso di fallimento, la stessa legge non scritta contempla un pestaggio da parte dei tuoi campagni per la stronzaggine.

Febbraio 2006, notte fonda: Lo scoppiettante palinsesto notturno mi propone o tremminuti commediasciopping o le repliche delle gare di Torino 2006. Scelgo la seconda opzione mentre inizia la finale di Snowboard Cross femminile, quella gara dove scendono in quattro alla volta, se le danno di santa ragione lungo il percorso e poi si abbracciano all’arrivo. Lindsey Jacobellis domina la prova: prima dell’ultimo salto ha un vantaggio di un centinaio di metri sulla seconda. Poi pensa bene di segnare di testa da terra a porta vuota: esegue quello che MSNBC definisce un “backside method grab”, una figura dello snowboard acrobatico, al solo scopo di sboroneggiare un po’. E cade. E perde l’oro.

Mi chiedo se quelle consuetudini sociali, codificate più di un ventennio fa, si applicano ancora.

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