Senza preconcetti

Il primo punto del decalogo del Giudizio Universale recita:

Di nulla si può parlare per sentito dire. Ogni giudizio deve scaturire da un’esperienza diretta e priva di preconcetti. Nei limiti del possibile, il recensore deve porsi vergine di fronte all’oggetto da recensire, non farsi indirizzare da ciò che già conosce dell’oggetto.

Riesco ad accaparrarmi una copia alla modica cifra di cinque euro. Cazzo, penso, se costa quasi il doppio di Internazionale, o ha da qualche parte una porta USB o sarà una roba piena di memi interessanti.
Apro la rivista e scopro che la grafica, gli spazi, i caratteri utilizzati mi sembrano un po’ stantii. Leggo il sommario e noto che gli articoli non brillano certo per freschezza: Speed Date, Deathclock e Lifegate non sono novità del 2005. L’Ice Bar ha avuto un’insopportabile esposizione mediatica, e di un articolo che ne (ri)parla non se ne sentiva la mancanza. Quasi tutto il resto poteva essere pubblicato oggi come nel 2001. Leggo di Pienza e di Seborga, del Latte Più e dei manifesti elettorali, e non faccio altro che confermare il mio sospetto: Giudizio Universale è forse un po’ una cacata.

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