Archivio di ottobre 2007

Andare a lavoro in treno, come Bobo Vieri

lunedì, 8 ottobre 2007

Lo scorso campionato, all’indomani di un pareggio che ci dette la matematica certezza della UEFA con diverse giornate di anticipo, un sacco di tifosi delusi dal risultato chiamarono i vari programmi radiofonici del lunedì per lamentarsi.

All’ennesima telefonata scazzata, uno dei commentatori – mi pare il Ciuffi – esternò la sua disapprovazione: era vero, la partita si poteva vincere, ma dopotutto quel punticino ci avrebbe consentito di disputare la Coppa UEFA (partendo da -15). Incalzato da altre telefonate dallo stesso tono critico, il giornalista si arrese e disse che, quando la viola vincerà lo scudetto, i fiorentini buboni chiameranno per lamentarsi di quei pareggi che si potevano vincere e quelle sconfitte che si potevano evitare.

Per questo motivo, la scorsa settimana, dopo aver acquistato il biglietto per Fiorentina-Groeningen io e il Massi siamo rimasti fuori dal Bar Marisa a goderci i succitati buboni, che per l’occasione si lamentavano della vittoria per tre a zero sul Livorno (giuro).

Ora, siccome il Bar Marisa è davanti all’ingresso dei giocatori del Franchi, e dato che gli allenamenti erano finiti, speravo segretamente che si ripetesse quella scena con Marshall McLuhan in Io e Annie, con Prandelli al posto del massmediologo e uno dei buboni al posto del tizio saccente in coda con Woody Allen.

L’episodio è rimasto nei miei sogni: al posto di Cesare è uscito un omone in tuta coi capelli rapati a zero, che a testa bassa e andatura sostenuta si allontanava dallo stadio, a piedi. Era Vieri.

Ora, possibile che un calciatore non riesca a trovare parcheggio dentro lo stadio e sia costretto a cercare un posto libero nelle strade di Campo di Marte, come un impiegato qualsiasi?

Beh, questo interrogativo mi è rimasto fino a poco fa, quando ho scoperto per caso che Vieri e un impiegato qualsiasi in comune hanno davvero qualcosa: il mezzo per arrivare a lavoro.

Vieri ha infatti scoperto che quella ventina di chilometri tra la sua casa pratese e lo stadio a Firenze, percorsi in auto, sono un bagno di sangue. Al contrario, la tratta Prato Centrale – Firenze Campo di Marte è comodissima, economica e veloce: con meno di 6 euro e in una ventina di minuti, il treno lo lascia a due passi dallo stadio. Da qui la decisione di fare il calciatore-pendolare, con tanto di abbonamento ferroviario mensile.

A questo punto c’è da sperare in pochi scioperi e meno ritardi.

P.S. a proposito di ieri, mi ero dimenticato com’era giocare contro i gobbi: il gobbo ladro lupo perde il pelo, ma non il vizio, eh?

Top 5 Serie Che Si Dovevano Guardare In Lingua Originale, da Ugly Betty a Giuppy Anatomy

lunedì, 1 ottobre 2007

A forza di guardare serie TV in lingua originale ho sviluppato una fastidiosa allergia da doppiaggio, che si manifesta ogni volta che guardo i telefilm in italiano. Ecco la Top 5 Serie Che Si Dovevano Guardare In Lingua Originale [tra parentesi le motivazioni]:

  1. [si incaponisce sull'adattamento] La Blasi aveva anticipato che la versione originale di Ugly Betty faceva uso di giochi di parole difficilmente traducibili, e che non sarebbe stato facile rendere in italiano gli scambi verbali tra i protagonisti. Ci hanno provato con qualche fortuna. Pur rimanendo una serie tutto sommato godibile (i peggiori rimangono sempre quelli che fanno i titoli italiani dei film), quando senti quei dialoghi italianizzati ti rimane sempre il dubbio: cosa si saranno detti in inglese?
  2. [ripete gli errori del passato] Battlestar Galactica ha la sindrome di Carlo Linneo, ovvero quella mania di italianizzazione dei nomi (Giulio Verne, Ruggero Bacone, Niccolò Stenone, ecc.) che da piccino ti fa credere che tutti i più grandi uomini del mondo siano nati in Italia. Come un qualsiasi film in bianco e nero di Cary Grant – i cui personaggi, adattati, si chiamavano Guglielmo Rutland o Filippo Smith – il Comandante Adama diventa Comandante Adamo perché, presumibilmente, quello era il nome adattato in italiano nella serie originale del 1978. La continuità con l’adattamento della serie passata doveva essere rispettata. Ora, la serie degli anni ‘70 in Italia se la ricordano solo il sottoscritto e altri quattro nerd: non si poteva approfittare dei trent’anni di vuoto per tornare ai veri nomi? Per fortuna, come con Lost, il fastidio è durato quelle cinque puntate viste in italiano. Mi piacerebbe sapere che termine hanno scelto per adattare frack: cacchio? di’ane? porca madoska?
  3. [rende ridicoli bambini e stranieri] Lost e Heroes hanno dato il peggio, ma è un problema trasversale a tutte le serie: tutti i bambini doppiati, fino ai dodici anni, hanno la vocina da treenne. Tutti gli stranieri – Sayid o l’amico di Hiro – sono caricature rispettivamente di Hrundi V. Bakshi e di Ciù Ci Ciao.
  4. [doppiatori non all'altezza] Tutti i CSI hanno un problema: oltre a quelle dei protagonisti principali, c’è la voce di quella che ho ribattezzato la stagista: una che fa, a seconda del bisogno, la voce del grafologo, di quella che scopre il cadavere all’inizio della puntata, del primo sospetto poi scagionato. Insomma, i ruoli di tre battute. Bene, la stagista parla sempre con lo stesso tono di voce, non ha un minimo di interpretazione e dà la sgradevole sensazione di essere una voce che non c’entra niente con il personaggio che sta doppiando. Terribile.

Ma al numero uno c’è lei: [L'onnipresenza di Giuppy Izzo] Grey’s Anatomy. E’ l’unico telefilm dove la storia della protagonista è di gran lunga meno interessante delle storie degli altri personaggi, i cui percorsi di vita evolvono e si intrecciano. A Ellen Pompeo è toccato l’unico ruolo cristallizzato, che arreda con insopportabili espressioni stordite: tutte le volte che la vedo mi vien voglia di mandare avanti la registrazione. Gli autori devono di certo odiarla.

Ma oltre alla faccia da cane bastonato della Pompeo (che dimostra dieci anni di più dei suoi colleghi) c’è Giuppy Izzo, che le da la voce. Indipendentemente dall’attrice che deve doppiare, dalla trama e dal genere del film/telefilm, Giuppy Izzo ha sempre lo stesso tono da telefono erotico, che si tratti della mammozza di Gilmore Girls, della pubblicità della Coop o della TIM o di Grey’s Anatomy. Non scappi da lei, lei doppia tutto. E quando non ha ruoli fissi assegnati (Ugly Betty), trova il modo di esserci doppiando le guest star (ha dato la voce a Lucy Liu, che non c’incastrava niente).

Nei miei sogni la voce di tutte le donne è di Giuppy Izzo. Per favore, qualcuno le consigli un anno sabbatico.